2 ruote ed energie alternative

Dedicato agli argomenti piu' disparati.
Avatar utente
cts

Admin
Messaggi: 8279
Iscritto il: 30 mar 2009 09:19
Modello: ex Peugeot Satelis
Cilindrata: 400
Km percorsi: 52.400

Segway Apex H2. La moto ibrida elettrica e a idrogeno

Messaggioda cts » 29 ott 2021 11:13

Segway Apex H2. La moto ibrida elettrica e a idrogeno
Segway continua spedita sul progetto Apex e fissa già una data, il 2023 e anche il prezzo...



Segway presenta il concept di una moto ibrida a idrogeno ed elettrica, la Apex H2. Una specie di versione 2.0 dello stesso modello presentato nel 2019. Un progetto ambiziosissimo per Segway che l'azienda di proprietà di Ninebot sembra portare avanti con grande concretezza e convinzione. L'introduzione dell'alimentazione a idrogeno inserisce una variabile in più nel mercato delle emissioni zero. La possibilità di rimuovere e sostituire le bombole di idrogeno permetterebbe di ridurre i tempi di rifornimento rispetto a una moto elettrica convenzionale. Questo tipo di alimentazione ha però lo svantaggio di doversi appoggiare a una rete di distribuzione ad oggi praticamente inesistente.

L'Apex H2 ha un design futuristico, accattivante e decisamente al di fuori del giocoso family feeling a cui Segway ci ha abituati. D'altra parte qui entrano in gioco componenti emozionali oltre che tecnologiche e anche l'estetica diventa funzione e veicolo di contenuti.

Immagine

Secondo Segway, l'Apex H2 produrrà 60 kW (80 CV) di potenza e potrà accelerare da 0-100 km / h in quattro secondi. La velocità massima dovrebbe essere di 150 km / h. Uno degli aspetti più caratteristici è quello che entrambe le ruote sono montate su monobracci e che quindi sembrano fluttuare se si guarda la moto dal lato destro.

L'Apex H2 per Segway non è un'idea, ma un vero e proprio progetto e afferma che verrà prodotta e anche in tempi piuttosto brevi. Nei piani infatti le prime consegne verranno effettuate nel 2023 e a un prezzo intorno ai 10.700 dollari. Segway è parte del colosso cinese Ninebot e questo rende più credibili anche le previsioni più fantascientifiche. Aspettiamo con curiosità di avere dettagli sull'evolversi del progetto.

Avatar utente
cts

Admin
Messaggi: 8279
Iscritto il: 30 mar 2009 09:19
Modello: ex Peugeot Satelis
Cilindrata: 400
Km percorsi: 52.400

Zero Motorcycles SR 2022: più tecnologia, maggiori performance e autonomia aumentata

Messaggioda cts » 05 nov 2021 14:43

Zero Motorcycles SR 2022: più tecnologia, maggiori performance e autonomia aumentata
La moto più importante della gamma si aggiorna con interessanti novità. E arriva anche Advanced Bosch Motorcycle Stability Control

Avatar utente
cts

Admin
Messaggi: 8279
Iscritto il: 30 mar 2009 09:19
Modello: ex Peugeot Satelis
Cilindrata: 400
Km percorsi: 52.400

TEST - Super Soco TC Max. "Tutti la vogliono..."

Messaggioda cts » 09 nov 2021 16:41

TEST - Super Soco TC Max. "Tutti la vogliono..."
Per raccontarvi la piccola moto elettrica ci siamo fatti in quattro. Una prova particolare per mettere le diverse peculiarità della TC Max .

Immagine



La Super Soco TC Max by Vmoto è una piccola moto, ma si può dire piccola solo per quanto riguarda le dimensioni. Per tutto il resto il paragone più azzeccato è con un 125 cm³ termico.
La TC Max ha un motore da 5,1 kW che spinge fino a 95 km/h e sviluppa una spettacolare coppia da 170 Nm.

Un propulsore brillante e una posizione di guida comoda e votata al controllo fanno della TC Max in una fun bike urbana. Nel traffico è agilissima ed il mezzo ideale per il commuter che vuole coniugare stile e performance. Quando poi bisogna rallentare, la frenata è veramente ottima, superiore alle aspettative di categoria.
Merito del sistema CBS che si affida a due dischi fissi da 180 mm con pinze flottanti.
Ha un'altezza da terra di soli 77 cm, monta cerchi da 17 pollici ed è una moto davvero leggera: 105 kg. Tutti numeri che la rendono perfetta anche per chi sale in sella per la prima volta o per un pubblico femminile. .

I tempi di ricarica (con il fast charger) sono di tutto rispetto: circa 5 ore con la corrente domestica. Circa il doppio se si usa il caricatore standard. L'autonomia è nella media perché in città si arriva a fare circa 80-90 km con una carica.

Davvero molto interessante il prezzo. La Super Soco TC Max costa infatti solo 5.290 €.

Avatar utente
cts

Admin
Messaggi: 8279
Iscritto il: 30 mar 2009 09:19
Modello: ex Peugeot Satelis
Cilindrata: 400
Km percorsi: 52.400

Kawasaki e Yamaha insieme: motori da moto alimentati a idrogeno

Messaggioda cts » 17 nov 2021 17:48

Kawasaki e Yamaha insieme: motori da moto alimentati a idrogeno
Il motore a combustione interna, alimentato a idrogeno, come alternativa all'elettrificazione verso la neutralità delle emissioni di CO2. Kawasaki, Yamaha. Toyota, Subaru e Mazda hanno stretto un accordo di sviluppo e di partecipazione alle competizioni
Tre industrie automobilistiche e due motociclistiche giapponesi hanno siglato un importante impegno tecnologico verso l'obiettivo della neutralità del carbonio.
Questa volta non si tratta di sviluppare batterie e veicoli elettrici, ma di utilizzare l'idrogeno per alimentare i motori endotermici, una tecnologia già esistente ma che deve essere ulteriormente evoluta per essere competitiva soprattutto in termini di costo e praticità.

In particolare Mazda, Subaru e Toyota utilizzeranno carburante a emissione zero nelle gare della serie Super Taiku, mentre Kawasaki e Yamaha collaboreranno allo sviluppo di motori motociclistici alimentati a idrogeno.

Una macchina Toyota con motore a idrogeno parteciperà alla Super Taikyu Race di Okayama, supportata dalla città di Fukuoka che si occuperà della fornitura di idrogeno: nel 2015 è stata la prima al mondo a utilizzare il trattamento delle acque reflue per la produzione di idrogeno. Nel 2016 Toyota ha partecipato ad alcune gare con una vettura alimentata a idrogeno, 24 Ore del Fuji compresa.

Le cinque aziende vogliono quindi espandere le opzioni dell'uso dei carburanti puliti nei motori a combustione interna come alternativa all'elettrificazione, senza per questo abbandonarla ovviamente.

Mazda, convinta che serva ampliare l'offerta dei proprio propulsori, sarà in gara con un motore 1.500 cm³­­ alimentato da biodiesel di nuova generazione (100% da biomassa).

Kawasaki e Yamaha, come detto, svilupperanno motori a idrogeno e in futuro è prevista la partecipazione anche di Honda e Suzuki.

Kawasaki lavora già dal 2010 sulla tecnologia di produzione, trasporto e utilizzo dell'idrogeno. Entro la fine di quest'anno prevede di utilizzare una sua speciale nave per il trasporto dell'idrogeno che sarà prodotto in Australia dalla lignite.
Recentemente la casa giapponese, illustrando i programmi futuri, ha anche mostrato un quattro cilindri sovralimentato alimentato a idrogeno.

Yamaha sta sviluppando nuovi motori a idrogeno e poco tempo fa, per conto di Toyota, ha presentato un V8 di 5.000 cm³ da 455 cavalli di potenza a 6.800 giri.

Avatar utente
cts

Admin
Messaggi: 8279
Iscritto il: 30 mar 2009 09:19
Modello: ex Peugeot Satelis
Cilindrata: 400
Km percorsi: 52.400

Tricity ibrido e con aerodinamica... da record

Messaggioda cts » 14 dic 2021 13:25

Tricity ibrido e con aerodinamica... da record
Il futuro è rappresentato da delle moto con un buco interno?

Avatar utente
cts

Admin
Messaggi: 8279
Iscritto il: 30 mar 2009 09:19
Modello: ex Peugeot Satelis
Cilindrata: 400
Km percorsi: 52.400

Gogoro, successo senza confini

Messaggioda cts » 24 dic 2021 15:52

Gogoro, successo senza confini

Immagine

Gogoro sta letteralmente annientando la concorrenza in patria ed è pronto a espandersi in tutto il mondo

Il modello dello swap battery è semplice: quando la batteria è scarica si va a una stazione di scambio, si lascia quella esaurita e se ne prende una carica. Il tempo necessario per l'operazione è anche inferiore a quello di un rifornimento tradizionale. Un modello portato al successo da Gogoro che ormai a Taiwan è leader indiscusso del mercato scooter con oltre 63mila immatricolazioni nel 2021. Se si pensa che al secondo posto troviamo Aeon con appena 7mila il divario è davvero evidente. Il successo di un sistema più che di un singolo mezzo.

Un sistema che per gli scooter elettrici potremmo presto vedere anche nelle nostre città perché proprio forte del successo in patria Gogoro si sta espandendo attraverso diverse collaborazioni anche in Cina con Yadea, in India con Hero e presto anche in Indonesia. Il successo in questi mercati moto più grandi rispetto a quello di Taiwan darà un'ulteriore spinta allo swap battery.

La concorrenza ovviamente non sta a guardare e lo standard di batteria che le big giapponesi (insieme anche a KTM e Piaggio) stanno sviluppando potrebbe in futuro prendere anche la strada dello swapping creando di fatto un nuovo concetto di fruizione dei veicoli leggeri su due ruote.

Avatar utente
cts

Admin
Messaggi: 8279
Iscritto il: 30 mar 2009 09:19
Modello: ex Peugeot Satelis
Cilindrata: 400
Km percorsi: 52.400

Il 2035 e la paventata fine dei motori termici: che cosa succederà alle moto?

Messaggioda cts » 24 dic 2021 16:23

Il 2035 e la paventata fine dei motori termici: che cosa succederà alle moto?
Lo stop alla vendita delle auto a motore termico entro il 2035, proposto dalla Commissione europea, ha sollevato preoccupazioni e riserve da parte del mondo dell'auto. Ma la transizione ecologica riguarda anche le moto. I termini di una complessa questione e l'intervista al presidente di Confindustria ANCMA Paolo Magri

La riduzione delle emissioni clima-alteranti è da qualche anno un tema centrale della politica e della ricerca tecnologica.
Un'evoluzione che riguarda da vicino la mobilità e sulla quale si sono concentrate molte attenzioni: in campo automobilistico ha provocato una forte spinta allo sviluppo delle motorizzazioni ibride e poi elettriche.

La Commissione europea, seguendo il percorso tracciato nel 2019 con l'European Green Deal, la scorsa estate ha proposto che le automobili vendute dal 2035 siano soltanto a emissioni zero. Il Parlamento europeo deve ancora esprimersi.
Secondo la proposta, a partire dal 2030 si tratterebbe intanto di tagliare le emissioni del 50-55% rispetto ai valori del 2021.
Per sostenere la conversione elettrica è stata fatta richiesta ai Paesi membri dell'Unione di predisporre punti di ricarica le auto ogni 60 chilometri, e ogni 150 nel caso delle stazioni di rifornimento per le auto alimentate a idrogeno.

L'Italia e la scadenza del 2035
A inizio dicembre, nella quarta riunione del Comitato interministeriale per la Transizione ecologica (CITE), i ministri della Transizione ecologica Roberto Cingolani, delle Infrastrutture e Mobilità sostenibili Enrico Giovannini e dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, hanno recepito le indicazioni della Commissione Europea definendo le tempistiche in Italia per la sostituzione dei veicoli con motore a combustione interna.
In linea con la maggior parte dei paesi avanzati è stato deciso che “l'eliminazione graduale delle automobili nuove con motore a combustione interna dovrà avvenire entro il 2035, mentre per i furgoni e i veicoli da trasporto commerciale leggeri è prevista entro il 2040”.

La decisione, come è noto, ha sollevato preoccupazioni da parte dell'industria dell'auto per le ricadute occupazionali e critiche circa le tempistiche scelte che sono state ritenute anticipate rispetto allo sviluppo delle infrastrutture di ricarica e rispetto alla necessaria produzione di energia elettrica pulita che dovrebbe alimentarle.

La questione è aperta, poiché il Parlamento Europeo non ha ancora legiferato in merito e poi perché le preoccupazioni dell'industria italiana sono le stesse di quella europea e il tema dei costi economici e occupazionali è grande.

L'Ambizioso Green Deal
Il Green Deal europeo punta alla decarbonizzazione entro il 2050 e prevede una serie di passaggi intermedi che riguardano non soltanto la mobilità terrestre ma anche quella marittima e aerea, con certificati di emissioni e scambio quote di emissioni comprese.
Parliamo principalmente di mobilità, perché ci interessa più da vicino, ma l'ambizioso piano europeo - attualmente il più avanzato al mondo - riguarda tutte le attività industriali, la produzione di energia, l'agricoltura, l'edilizia, eccetera.
Con la richiesta di dimezzare le emissioni entro il 2030 (ovvero fra otto anni, pochi nell'orizzonte industriale dell'auto) si porrebbe la parola fine ai motori termici che conosciamo oggi, a meno di ricorrere a carburanti ecologici.

Immagine
La nuova Ducati V21L per il campionato MotoE

Di motocicli e ciclomotori non si è ancora parlato, da una parte per il minore impatto ambientale, dall'altra perché le due ruote già adesso sono una buona risposta nell'alleggerire il traffico. Tuttavia è impensabile che moto e scooter non risentano di certe decisioni.

Investimenti e occupazione
Gli investimenti stanziati dalle Case automobilistiche entro il 2030 e dedicati alla transizione elettrica, secondo un'analisi pubblicata dalla Reuters, sono di oltre 500 miliardi di dollari a livello globale. Una cifra mai così alta in passato, eppure non sufficiente a cancellare di colpo l'auto che abbiamo conosciuto fino a pochi anni fa senza provocare danni occupazionali che si rifletterebbero sull'economia di molti Paesi.
Un recente studio dell'Associazione europea della componentistica dell'auto, per esempio, ha quantificato i danni derivanti dalla messa al bando dei motori a combustione interna nel 2035: l'Italia da sola rischierebbe di perdere 67.000 posti di lavoro nel periodo 2025-2030, e 73.000 nel 2040.
L'ACEA, l'associazione europea dei costruttori dell'auto, ha chiesto alle istituzioni della UE di concentrarsi sull'innovazione invece di vietare o prescrivere una soluzione specifica.

Di stesso avviso è anche Paolo Magri (ANCMA) quando afferma che “La tecnologia elettrica è ancora immatura e non ci sono le infrastrutture adeguate. Si va verso una situazione complicata: attenzione a creare scompiglio nell'industria e quindi alla perdita di posti di lavoro in Europa”.

Secondo un report promosso da Motus-E (che ha visto coinvolte anche ANFIA e ANCMA ed è basato su interviste a 122 aziende italiane attive nella mobilità tradizionale ed elettrica) per il 65% degli operatori della componentistica la mobilità elettrica non è ancora una priorità, mentre il 40% degli operatori che si stanno ri-specializzando più rapidamente sono gli OEM (Original Equipment Manufacturers).

Dove faccio il pieno di watt?

Immagine

Per le moto, più che per l'auto, la questione dell'autonomia offerta dalle batterie è cruciale e quindi la necessità di avere punti di ricarica diffusi è ancora maggiore.
Le richieste fatta dalla Commissione europea, i 60 e 150 km di distanza prima ricordati, sono un obiettivo non semplice da raggiungere anche per ciò che riguarda la portata della rete elettrica, ma nel contempo insufficiente se si pensa alle strade di non primaria importanza ma molto battute nel tempo libero.

In Italia ci sono circa 25.000 prese di ricarica (ma sono 13.000 colonnine con doppia presa): il rapporto con le auto circolanti è di 0,13. Negli ultimi dodici mesi sono state immatricolate in Italia 31.433 automobili 100% elettriche (due terzi nelle regioni del nord) e, secondo le previsioni, le auto elettriche previste nel 2030 dovrebbero salire entro una forbice fra i quattro e i sei milioni, mentre i punti di ricarica a uso pubblico dovrebbero aumentare da un minino di 57.000 a un massimo di 83.000. Nelle migliori previsioni il parco circolante sarebbe probabilmente per il 70% ancora formato da auto con motore termico.

A parte questa considerazione sulle emissioni globali (e la CO2 emessa dalle automobili in Europa è inferiore al 20% del totale, dati dal Parlamento europeo) rimane l'origine dell'energia elettrica messa a disposizione nei punti di ricarica, che deve provenire da fonti rinnovabili altrimenti la questione non avrebbe senso.
Nel 2020, fonte Enel, oltre un terzo dei 320 terawattora del fabbisogno elettrico italiano è stato coperto da fonti rinnovabili, i rimanenti due terzi sono prodotti impiegando combustibili fossili: gas naturale (per la quasi totalità), carbone e una piccola quota di petrolio.
La quota green corrisponde a 110 terawattora che equivalgono circa 10 milioni di tonnellate di petrolio.
La quota principale arriva dell'idroelettrico (42%), poi ci sono fotovoltaico (20%), eolico (16%), bioenergie (17%) e geotermico (5%).

Va osservato che l'Italia è il terzo produttore verde in Europa con una quota totale pari al 10%. La domanda di elettricità per la mobilità richiede ovviamente l'incremento di questa produzione, che è prevista peraltro nei piani e sostenuta anche dal PNRR con i 34,6 miliardi destinati alla transizione ecologica nel suo complesso.
Il sostegno alle rinnovabili, alla loro diffusione, continua a gravare sulle bollette che tutti noi paghiamo alzando il costo dell'energia: gli incentivi alle fonti rinnovabili pesano per 12 miliardi di euro l'anno.
In Italia un kWh costa mediamente 28 centesimi di euro, con appunto gli oneri di sistema e senza IVA. In pochi Paesi costa di più, con una incidenza fiscale che raggiunge il 65% in Danimarca.

La questione delle batterie

Immagine

Il progresso nella chimica degli accumulatori è stato molto rapido negli ultimi quindici anni. La densità energetica in rapporto al volume è triplicata dal 2010 al 2015 raggiungendo i 300 Wh/l e all'orizzonte ci sono accumulatori in grado di raggiungere i 1.300 Wh per litro di volume. Ma ancora più importante nella dinamica di un veicolo, a maggior ragione per una moto, è la densità energetica in rapporto al peso.

Le attuali batterie agli ioni di litio offrono mediamente 200 Wh/kg, sfiorano i 250 quelle della Tesla Model 3 e le migliori in commercio arrivano a 260. Una batteria ricaricabile standard raggiunge invece i 70-100 Wh/kg, mentre quelle SSB (le semi stato solido in sviluppo) sono a quota 360.
E ci si aspetta molto dagli accumulatori allo stato solido, la cui tecnologia è già impiegata in ambiti però ristretti, nel dare una svolta all'auto e alla moto elettrica grazie anche a tempi di ricarica di tre volte inferiori.
Samsung ne sta sperimentando una da 450 Wh, ma ci sono studi più avanzati di batterie SSD al litio, cobalto e manganese notevolmente più capaci.

Il problema maggiore degli accumulatori allo stato solido riguarda al momento i costi di produzione molto elevati. In compenso le batterie al litio si sono ormai avvicinate alla soglia di 100 dollari per chilowattora, un valore che pareva più lontano da raggiungere soltanto pochi anni fa.
Nissan, per citare infine uno degli esempi automotive più interessanti, avvierà nel 2024 un suo impianto pilota per la produzione di una batteria proprietaria allo stato solido e conta di produrla nel 2028 a un prezzo di 75 dollari a kWh; confidando di scendere a 65 dollari a livello di pacco batteria completo.
Entro il 2030 si prevedono insomma grandi miglioramenti sul fronte delle batterie.

Benzina inarrivabile
Se non siete ancora stanchi di numeri aggiungiamo che la benzina offre una densità energica di circa 13.000 Wh/kg, un valore diverse volte più alto delle migliori batterie in uso anche considerando il minore rendimento del motore termico rispetto a quello elettrico e questo – assieme naturalmente ai costi delle batterie – rende ancora la moto con il tradizionale motore a scoppio decisamente più competitiva in termini di prestazioni pure e leggerezza.
Nel campionato MotoE, in attesa di conoscere il potenziale della nuova Ducati, i tempi sul giro sono paragonabili a quella di una Moto3 che è spinta da un monocilindrico 250.
KTM, per voce di un suo dirigente di spicco, conferma che per avere le prestazioni equivalenti a quelle di una MotoGP e in una gara della stessa lunghezza il peso di una moto elettrica schizzerebbe a 500 kg. Forse esagerando un poco, ma nemmeno molto probabilmente.
Se non si parla di prestazioni massime, ad esempio in ambito urbano dove si può anche recuperare energia in frenata, o in ambito extraurbano allora l'elettrico raggiunge migliori livelli di competitività.

Risorsa e-fuel
Il motore termico ha ancora molto da esprimere anche rispetto alla riduzione delle emissioni. Già adesso una moto con omologazione Euro 5, come ricorda Paolo Magri “Ha emissioni notevolmente inferiori a quelle di un'automobile e la mobilità a due ruote è di fatto già sostenibile”.
Lo dicono i numeri relativi alle emissioni nei test reali e non occorre essere degli esperti per capire che nel traffico intenso i tempi di percorrenza su due ruote calano drasticamente e di conseguenza diminuiscono le emissioni.
Inoltre i motori termici posso essere adattati in maniera molto semplice all'utilizzo degli e-fuel, i carburati sintetici puliti che non derivano dai combustibili fossili.

Non è certo un caso che la Formula 1 abbia programmato il loro uso nelle competizioni a partire dal 2025 (con riduzione di CO2 del 65%) per arrivare a emissioni nette pari a zero nel 2030. E la MotoGP l'ha seguita a ruota annunciando per il 2024 l'uso di benzine con almeno il 40% di quota non generate dal fossile e la scadenza del 2027 per vedere in gara moto alimentate con benzina 100% non fossile.
La tecnologia è pronta, ma anche in questo caso non mancano gli ostacoli da superare. Prima di tutto perché la produzione di questi carburanti (parliamo degli e-fuel liquidi PtL, che sono i più promettenti e adatti alle esigenze dei motori aeronautici) richiede tanta energia: 20 kWh per un litro.
Quindi servirebbe un'enorme quantità di energia in più e per giunta da rinnovabili quali eolico e solare, fonti che non sono disponibili ovunque e in abbondanza.
La e-fuel PtL (Power to Liquid) consiste nel prelevare gli elettroni dall'elettricità prodotta per poi trasformarli in una forma liquida che può essere utilizzata nel motore a combustione interna.
Porsche e Siemens hanno annunciato la creazione di un impianto di produzione di e-fuel in Patagonia (Cile) che nel 2024 potrà fornire 55 milioni di litri l'anno. Non sono pochi ma per dare l'idea sostituirebbero l'attuale uso di benzina e gasolio delle auto tedesche circolanti per sole sei ore di utilizzo.
Aumentando le capacità produttive dovrebbe poi scendere anche il prezzo al litro, che ora è di circa 4,5 euro al litro, oltre quattro volte quello della comune benzina una volta tolte le accise.
Ma certamente gli e-fuel hanno due grandi vantaggi: possono alimentare i motori che conosciamo oggi riducendo di poco le prestazioni e possono sfruttare l'esistente rete di distribuzione.

L'alternativa dell'idrogeno

Se in passato le celle a combustibile alimentate a idrogeno per la auto (e scooter, ricordiamo i test fatti a Tokyo da Suzuki) parevano la soluzione a molti problemi ambientali, si è poi capito che non era poi così semplice ridurne il costo che è parecchio elevato e quindi la loro diffusione si è fermata.
Anche produrre l'idrogeno non è economico e nemmeno ecologico: ricavarlo per elettrolisi richiede molta elettricità. Che se non è “verde” e magari proveniente da quote eccedenti è poco vantaggiosa. Non semplici sono anche il trasporto e lo stoccaggio che richiedono impianti dedicati.

Immagine
Il motore Kawasaki H2 in versione con alimentazione a idrogeno

Ad ogni modo ci sono buone ragioni per continuare a sviluppare seriamente la tecnologia dell'idrogeno per i motori a combustione interna.
Recentemente le tre marche automobilistiche giapponesi Toyota, Subaru e Mazda, più quelle motociclistiche Yamaha e Kawasaki, si sono alleate per una ricerca congiunta su più fronti, competizioni comprese, con l'obiettivo di arrivare alla neutralità delle emissioni fornendo un'alternativa al motore elettrico e alle sue complessità di gestione.

Immagine
Rapporto efficienza auto con motore elettrico, idrogeno fuel cell e alimentazione con e-fuel

Più opzioni sul tavolo
Giocare su più fronti è in questa fase la strategia più sensata, perché la complessità delle diverse aree del mondo e quella dei trasporti richiede approcci differenziati.
“L'elettrico, e lo scooter in particolare, nel prossimo futuro sarà sempre di più la soluzione per la mobilità urbana - è ancora il commento di Paolo Magri - mentre per le moto lo saranno i carburanti ecologici; sul solo elettrico siamo ancora lontani”.
È sulla stessa lunghezza d'onda anche il numero uno di BMW Motorrad, Markus Schramm, quando ricorda che la prossima gamma BMW per la mobilità urbana sarà unicamente elettrica, mentre sulle moto “lo sarà solo se la tecnologia di accumulo dell'energia farà progressi significativi in termini di peso, densità energetica e di ingombri”. Come dire che bisognerà aspettare le batterie allo stato solido.
Ma oltre alle prestazioni, è sempre l'opinione di Schramm, è necessaria una infrastruttura adeguata. “Gli e-fuel sono un approccio più promettente alla decarbonizzazione per tutte quelle moto che saranno guidate lungamente nel tempo libero”. Se state già pensando alla GS o alla RT del prossimo futuro potete quindi stare tranquilli...

Europa vs resto del mondo
Tanto sforzo nella riduzione delle emissioni clima alteranti nei trasporti e non solo ha senso se trova riscontro a livello globale.
Ad esempio gli Stati Uniti sono sì i terzi al mondo nelle emissioni di CO2, dopo Cina ed Europa, ma la loro produzione procapite è dieci volte quella cinese.
E se guardiamo l'andamento delle emissioni di CO2 negli ultimi vent'anni, almeno per quanto riguarda la produzione di energia e cemento che ne sono le principali fonti, Europa e Stati Uniti hanno iniziato a ridurle a partire dal 2005, mentre nello stesso periodo sono quasi triplicate in India e ancora di più in Cina, con l'aggravante che quest'ultima vale quanto Europa e USA messe assieme.

Immagine

Nella decisione di dire stop alle auto termiche entro il 2035 l'Europa può insomma fare da apripista, ma senza perdere di vista tutte le implicazioni sociali ed economiche che questo comporta.

“L'Europa non ha manie suicide – è il commento finale di Magri – colpire l'industria continentale favorendo quella cinese sarebbe preoccupante. Siccome ho molta stima nella Commissione europea, al di là di questa fuga in avanti, credo che ci sarà un ripensamento e un adattamento dei tempi più coerente con le necessità della nostra industria”.

Avatar utente
cts

Admin
Messaggi: 8279
Iscritto il: 30 mar 2009 09:19
Modello: ex Peugeot Satelis
Cilindrata: 400
Km percorsi: 52.400

Motore elettrico vs endotermico: avete mai pensato a questo?

Messaggioda cts » 24 dic 2021 16:27

Motore elettrico vs endotermico: avete mai pensato a questo?

Immagine

«Può, il batter d'ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?» Questa domanda non sembra azzeccare nulla con il titolo di questo scritto e sembra quasi che sia il solito titolo acchiappa-clic... e invece...

Avatar utente
cts

Admin
Messaggi: 8279
Iscritto il: 30 mar 2009 09:19
Modello: ex Peugeot Satelis
Cilindrata: 400
Km percorsi: 52.400

Kymco Like 125 EV, lo scooter elettrico da 1.200 euro che fa 199 km di autonomia

Messaggioda cts » 11 gen 2022 20:27

Kymco Like 125 EV, lo scooter elettrico da 1.200 euro che fa 199 km di autonomia
Il marchio Kymco annuncia l’arrivo di un nuovo scooter elettrico dotato di una scheda tecnica molto interessante.
Si chiama Like 125 EV (ma la velocità è quella di un cinquantino) ed è dotato di ben cinque batterie da 50 V/13 Ah che gli consentono di raggiungere un’autonomia di ben 199 km.

Immagine

Ciascuna batteria dovrebbe impiegare circa un’ora per la ricarica completa e avrebbe un ciclo vitale di mille ricariche.
L’utilizzo di diverse batterie comporta però dei limiti di spazio per quel che riguarda il vano sotto sella, che potrebbe essere occupato parzialmente o in toto.

Immagine

Per quanto riguarda invece la potenza, siamo nell’ordine di 3.200 W, ossia 4,3 CV e 124 Nm, mentre il peso complessivo si attesta sui 110 kg. Il look sposa linee moderne e simili a quelle della gamma Like equipaggiata con motori termici. Elemento distintivo è sicuramente l’utilizzo del colore blu per alcuni dettagli che mette in luce l’aspetto green di questo scooter.

l Kymco Like 125 EV è connesso attraverso l‘app dedicata che consentirà di visualizzare sullo smartphone tutte le info e le notifiche del caso. Non è stato ancora diffuso il prezzo, la indiscrezioni suggerirebbero però una cifra di circa 1.200 euro, che se fosse confermata risulterebbe molto, molto competitiva.

Immagine

Avatar utente
cts

Admin
Messaggi: 8279
Iscritto il: 30 mar 2009 09:19
Modello: ex Peugeot Satelis
Cilindrata: 400
Km percorsi: 52.400

Moto e scooter elettrici, torna l’ecobonus: incentivi fino a 4.000 euro

Messaggioda cts » 13 gen 2022 14:31

Moto e scooter elettrici, torna l’ecobonus: incentivi fino a 4.000 euro

Torna da oggi, 13 gennaio 2022, l’ecobonus dedicato all’acquisto di moto e scooter elettrici. I fondi saranno disponibili già dalle 10 del mattino sullapiattaforma ideata dal Governo e accessibile dai concessionari.

Il nuovo incentivo è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2021. Si tratta di 150 milioni di euro complessivi, suddivisi per anno, fino al 2026: 20 milioni annui saranno disponibili dal 2021 al 2023, mentre per il triennio che va dal 2024 al 2026, saranno a disposizione ben 30 milioni l’anno.

Come ottenerlo
Il cliente non dovrà preoccuparsi di nulla, visto che saranno i venditori ad attivare il bonus, in base alla quantità disponibile. Entro 180 giorni, il concessionario deve confermare l’acquisto, comunicando targa e documentazione del nuovo veicolo: l’incentivo viene fornito all’acquirente attraverso la compensazione con il prezzo di acquisto.
Le imprese costruttrici o importatrici rimborsano al venditore l’importo del contributo e poi recuperano l’importo del contributo sotto forma di credito d’imposta.

Le regole
L'ecobonus sarà calcolato sulla percentuale del prezzo di acquisto di un mezzo elettrico nuovo, facente parte delle categorie L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e, L7e. Il mezzo può essere acquistato anche in leasing.
L’incentivo sarà del 30%, fino ad un massimo di 3.000 euro, per acquisto senza rottamazione.
Si sale al 40%, invece, fino ad un massimo di 4.000 euro, per acquisto con rottamazione di un vecchio mezzo con omologazione compresa fra Euro 0 e Euro 3.


Torna a “Varie, leggi & valutazione concessionari”

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite