Quanti tipi di moto esistono?
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Re: Quanti tipi di moto esistono? pag. 2
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Chopper
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Da non confondersi con le "custom".
Per farla breve, possiamo tranquillamente affermare che le "chopper" sono nate come moto Harley Davidson fortemente personalizzate.
Nella seconda metà degli anni '40 del 1900, infatti, alcuni appassionati di moto cominciarono a tagliare il cannotto di sterzo, in inglese "chop" da cui il nome, e risaldarlo con un'inclinazione maggiore. Per compensazione, aumentarono il diametro della ruota posteriore.
In più utilizzarono dei manubri a corna di bue americano, enormemente sviluppati (la forcella anteriore più lunga e inclinata e il manubrio allungato furono un escamotage per rendere la moto più agile sui rettilinei rinunciando a qualcosa in curva) ed eliminarono dalle proprie moto tutte quelle parti che sembravano troppo grandi, pesanti, brutte o non necessarie. Le pedane di serie vennero sostituite da altre in posizione molto avanzata. La ruota anteriore, il faro e il serbatoio di serie venivano sostituiti con equivalenti più piccoli. Molto comune era anche l'aggiunta di parti cromate ottenute sia dalla cromatura dei pezzi di serie che montando parti speciali (alla faccia dell'alleggerimento generale). A seconda delle inclinazioni del proprietario, vennero montati sulla moto anche marmitte aggiuntive, rigorosamente cromate.
La legislazione esigeva (e in alcune zone ancora esige) che ci fosse la possibilità di trasportare un passeggero e che quindi venisse previsto un alloggiamento per ospitarlo. Cominciarono quindi a venir montate delle alte spalliere verticali, chiamate "sissy bars", che spesso risultavano più alte della testa del guidatore. Inoltre venne limitata l'altezza dei manubri, spesso ricurvi, che non poteva superare quella della testa del guidatore.
Lo scopo principale era di mostrare e di provocare, esibendo una moto essenziale e nuda in confronto alle Harley-Davidson di serie da cui esse derivavano.
In Italia il movimento "chopper" è stato abbastanza fugace: non sono comunque mancati esempi illustri di chopper prodotti dalle case motociclistiche nostrane, uno dei più famosi è indubbiamente il Chopper 50 sviluppato dalla Milani ed esposto al Salone di Milano nel 1971, ma anche Fantic Motor propose qualcosa per i più giovani.

Milani Chopper 50 del 1971: praticamente mancava solo il serbatoio a stelle e strisce per essere una perfetta replica delle moto "Easy Rider"! Snobbato all'epoca, oggi è ricercatissimo in edizione originale dai collezionisti!
Oggi non ci sono in gamma dei veri chopper. I veri chopper, infatti, non vengono acquistati già composti dal produttore, ma dovrebbero essere realizzati in casa, smontando e personalizzando la propria moto a seconda del proprio gusto.

Harley Davidson Breakout 2025: vuole essere una chopper di serie, ma con quella ruota anteriore, quel manubrio e quel serbatoio capiente è più una custom.
Da non confondersi con le "custom".
Per farla breve, possiamo tranquillamente affermare che le "chopper" sono nate come moto Harley Davidson fortemente personalizzate.
Nella seconda metà degli anni '40 del 1900, infatti, alcuni appassionati di moto cominciarono a tagliare il cannotto di sterzo, in inglese "chop" da cui il nome, e risaldarlo con un'inclinazione maggiore. Per compensazione, aumentarono il diametro della ruota posteriore.
In più utilizzarono dei manubri a corna di bue americano, enormemente sviluppati (la forcella anteriore più lunga e inclinata e il manubrio allungato furono un escamotage per rendere la moto più agile sui rettilinei rinunciando a qualcosa in curva) ed eliminarono dalle proprie moto tutte quelle parti che sembravano troppo grandi, pesanti, brutte o non necessarie. Le pedane di serie vennero sostituite da altre in posizione molto avanzata. La ruota anteriore, il faro e il serbatoio di serie venivano sostituiti con equivalenti più piccoli. Molto comune era anche l'aggiunta di parti cromate ottenute sia dalla cromatura dei pezzi di serie che montando parti speciali (alla faccia dell'alleggerimento generale). A seconda delle inclinazioni del proprietario, vennero montati sulla moto anche marmitte aggiuntive, rigorosamente cromate.
La legislazione esigeva (e in alcune zone ancora esige) che ci fosse la possibilità di trasportare un passeggero e che quindi venisse previsto un alloggiamento per ospitarlo. Cominciarono quindi a venir montate delle alte spalliere verticali, chiamate "sissy bars", che spesso risultavano più alte della testa del guidatore. Inoltre venne limitata l'altezza dei manubri, spesso ricurvi, che non poteva superare quella della testa del guidatore.
Lo scopo principale era di mostrare e di provocare, esibendo una moto essenziale e nuda in confronto alle Harley-Davidson di serie da cui esse derivavano.
In Italia il movimento "chopper" è stato abbastanza fugace: non sono comunque mancati esempi illustri di chopper prodotti dalle case motociclistiche nostrane, uno dei più famosi è indubbiamente il Chopper 50 sviluppato dalla Milani ed esposto al Salone di Milano nel 1971, ma anche Fantic Motor propose qualcosa per i più giovani.

Milani Chopper 50 del 1971: praticamente mancava solo il serbatoio a stelle e strisce per essere una perfetta replica delle moto "Easy Rider"! Snobbato all'epoca, oggi è ricercatissimo in edizione originale dai collezionisti!
Oggi non ci sono in gamma dei veri chopper. I veri chopper, infatti, non vengono acquistati già composti dal produttore, ma dovrebbero essere realizzati in casa, smontando e personalizzando la propria moto a seconda del proprio gusto.

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Cross / Motocross / MX
Cross / Motocross / MX
Il "motocross" (termine mutuato dalla lingua inglese dove nasce come composto aplologico delle parole "motorcycle" e "cross-country"), spesso abbreviato in "cross" o "MX", denominato anche "motocampestre", è una competizione motociclistica che si pratica su circuiti sterrati permanenti all'aperto chiamati crossodromi.
Questi campi da cross sono generalmente abbastanza lunghi (tra gli 1,5 e i 2,5 km) e incorporano alcune zone con ostacoli naturali e altre parti come le "whoops" (dossi artificiali bassi e brevi in rapida successione) create dall'uomo o più frequentemente i salti.
Le prime apparizioni del motocross si sono avute in Inghilterra con gare chiamate "scrambles" derivate dal trial, anch'esso molto popolare in Gran Bretagna. La prima gara di scramble di cui si ha notizia si tenne a Camberley, nel Surrey nel 1924.
Durante gli anni '30 del 1900 questo sport crebbe in popolarità, soprattutto in Inghilterra. Le moto da sterrato di quell’epoca differivano poco da quelle utilizzate per l’impiego stradale. Le competizioni furono notevolmente utili per l’ evoluzione tecnica dei motocicli. Nei primi anni trenta i telai rigidi lasciarono posto alle sospensioni, il forcellone posteriore fece la sua comparsa nei primi anni '50.
Nel 1952 la FIM, l’organo di governo del motociclismo internazionale, creò un campionato individuale europeo di categoria 500 cm³, questo campionato dal 1957 divenne campionato del mondo. Nel 1962 alla classe "500" cm³ venne affiancata una seconda categoria di 250 cm³. Nel 1962 venne creato il campionato mondiale "250" cm³. Nel 1975 fu affiancato alla 250 e alla 500 anche la classe con motori da "125" cm³. Il motocross cominciò a crescere di popolarità negli Stati Uniti.

Fondamentalmente, le moto da cross hanno queste caratteristiche: pneumatici artigliati con ruote a raggi, manubrio rialzato e rinforzato da un traversino per resistere alle sollecitazioni degli atterraggi dopo i salti, scarico alto per superare anche eventuali guadi, forcella anteriore molto lunga per assorbire meglio i colpi, presa d'aria del filtro posizionata in alto, tabelle portanumero, sella molto lunga, generale sovradimensionamento del telaio e delle sospensioni.
Per alleggerire al massimo possibile le moto, senza toccare elementi strutturali, le moto da cross sono prive di tachimetro, avviamento elettrico e luci.
Recentemente si sono formate delle nuove branche di questo sport come:
- "Supercross" (evoluzione americana delle gare motociclistiche di motocross, nata nel 1972. È una competizione estrema: i circuiti sono costruiti all'interno di arene da baseball o football americano. A differenza del motocross, il supercross si pratica in piste interamente artificiali, con la presenza di numerosi salti e whoops);
- "Arenacross" (versione molto particolare del Supercross);
- "Freestyle" (conosciuto anche come "FMX", è una recente variazione del motocross. Questa specialità non si concentra sulla velocità in gara, ma sull'abilità dei piloti nel compiere acrobazie durante i salti);
- "Vintage cross" (gare in cui solitamente corrono le moto antecedenti al 1975);
- "Supermotard", molto popolare attualmente, in cui le moto da sterrato, gommate da strada e con gli adeguati accorgimenti tecnici gareggiano nei kartodromi. Vedere l'apposito link.
Il "motocross" (termine mutuato dalla lingua inglese dove nasce come composto aplologico delle parole "motorcycle" e "cross-country"), spesso abbreviato in "cross" o "MX", denominato anche "motocampestre", è una competizione motociclistica che si pratica su circuiti sterrati permanenti all'aperto chiamati crossodromi.
Questi campi da cross sono generalmente abbastanza lunghi (tra gli 1,5 e i 2,5 km) e incorporano alcune zone con ostacoli naturali e altre parti come le "whoops" (dossi artificiali bassi e brevi in rapida successione) create dall'uomo o più frequentemente i salti.
Le prime apparizioni del motocross si sono avute in Inghilterra con gare chiamate "scrambles" derivate dal trial, anch'esso molto popolare in Gran Bretagna. La prima gara di scramble di cui si ha notizia si tenne a Camberley, nel Surrey nel 1924.
Durante gli anni '30 del 1900 questo sport crebbe in popolarità, soprattutto in Inghilterra. Le moto da sterrato di quell’epoca differivano poco da quelle utilizzate per l’impiego stradale. Le competizioni furono notevolmente utili per l’ evoluzione tecnica dei motocicli. Nei primi anni trenta i telai rigidi lasciarono posto alle sospensioni, il forcellone posteriore fece la sua comparsa nei primi anni '50.
Nel 1952 la FIM, l’organo di governo del motociclismo internazionale, creò un campionato individuale europeo di categoria 500 cm³, questo campionato dal 1957 divenne campionato del mondo. Nel 1962 alla classe "500" cm³ venne affiancata una seconda categoria di 250 cm³. Nel 1962 venne creato il campionato mondiale "250" cm³. Nel 1975 fu affiancato alla 250 e alla 500 anche la classe con motori da "125" cm³. Il motocross cominciò a crescere di popolarità negli Stati Uniti.

Fondamentalmente, le moto da cross hanno queste caratteristiche: pneumatici artigliati con ruote a raggi, manubrio rialzato e rinforzato da un traversino per resistere alle sollecitazioni degli atterraggi dopo i salti, scarico alto per superare anche eventuali guadi, forcella anteriore molto lunga per assorbire meglio i colpi, presa d'aria del filtro posizionata in alto, tabelle portanumero, sella molto lunga, generale sovradimensionamento del telaio e delle sospensioni.
Per alleggerire al massimo possibile le moto, senza toccare elementi strutturali, le moto da cross sono prive di tachimetro, avviamento elettrico e luci.
Recentemente si sono formate delle nuove branche di questo sport come:
- "Supercross" (evoluzione americana delle gare motociclistiche di motocross, nata nel 1972. È una competizione estrema: i circuiti sono costruiti all'interno di arene da baseball o football americano. A differenza del motocross, il supercross si pratica in piste interamente artificiali, con la presenza di numerosi salti e whoops);
- "Arenacross" (versione molto particolare del Supercross);
- "Freestyle" (conosciuto anche come "FMX", è una recente variazione del motocross. Questa specialità non si concentra sulla velocità in gara, ma sull'abilità dei piloti nel compiere acrobazie durante i salti);
- "Vintage cross" (gare in cui solitamente corrono le moto antecedenti al 1975);
- "Supermotard", molto popolare attualmente, in cui le moto da sterrato, gommate da strada e con gli adeguati accorgimenti tecnici gareggiano nei kartodromi. Vedere l'apposito link.
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Crossover
Crossover
Se le moto da enduro, derivate dalle specializzate moto da cross, sono capaci di affrontare le strade più sconnesse, garantendo al pilota la massima sicurezza e la capacità di emergere anche dalle situazioni più difficili, le "crossover" seguono questa linea, ma in maniera più delicata.
Sono sicuramente delle moto che prediligono una versatilità per ogni tipo di tracciato e anche la capacità di affrontare situazioni complicate in sella, ma sicuramente non al pari di un enduro "pura".
Le moto crossover possiamo paragonarle ai SUV automobilistici: sono di fatto delle moto sportive che sono state molto rialzate, con un manubrio che permette una posizione di guida ancora più eretta e con un motore che permette comunque di avere prestazioni velocistiche degne di nota.
In sintesi, le crossover sono il risultato di un "incrocio" tra diversi segmenti. Prendono la maneggevolezza e le prestazioni delle sport touring, il comfort per i lunghi viaggi delle granturismo e una minima attitudine all'off-road leggero dalle enduro.
Il risultato: delle moto estremamente versatili, adatte all'uso quotidiano, al turismo a medio-lungo raggio e anche a qualche sporadica digressione su strade bianche. Fanno quindi della sportività il loro punto di forza, adattando questa caratteristica al comfort e all'attitudine ad affrontare viaggi in moto di breve e medio raggio. Solitamente hanno una ruota anteriore da 17 o 19 pollici, ma non tutti sono d'accordo nel dare questa definizione a queste caratteristiche.
Esempi di moto crossover: BMW F900 XR, BMW S1000 XR, KTM 890 SMT, Yamaha Tracer 9.
Sono moto dotate di un cupolino che permette di essere protetti dall'aria, una posizione di guida molto retta con gamme meno piegate rispetto alla controparte sportiva, bauletti, valigie laterali, selle del passeggero ben ampie.
Insomma, rispetto alla controparte sportiva, hanno in comune il motore, in alcuni casi, e il telaio, però, sono moto completamente diverse.
La domanda a questo punto è: ma con una crossover, visto che è alta, si può fare del fuoristrada? No, perché le crossover sono moto nate per consentire di viaggiare sportivi, più comodi, ma su strada. Al massimo possono affrontare qualche stradina bianca.

BMW S 1000 XR: potrebbe rientrare in parecchie tipologie di moto...
Se le moto da enduro, derivate dalle specializzate moto da cross, sono capaci di affrontare le strade più sconnesse, garantendo al pilota la massima sicurezza e la capacità di emergere anche dalle situazioni più difficili, le "crossover" seguono questa linea, ma in maniera più delicata.
Sono sicuramente delle moto che prediligono una versatilità per ogni tipo di tracciato e anche la capacità di affrontare situazioni complicate in sella, ma sicuramente non al pari di un enduro "pura".
Le moto crossover possiamo paragonarle ai SUV automobilistici: sono di fatto delle moto sportive che sono state molto rialzate, con un manubrio che permette una posizione di guida ancora più eretta e con un motore che permette comunque di avere prestazioni velocistiche degne di nota.
In sintesi, le crossover sono il risultato di un "incrocio" tra diversi segmenti. Prendono la maneggevolezza e le prestazioni delle sport touring, il comfort per i lunghi viaggi delle granturismo e una minima attitudine all'off-road leggero dalle enduro.
Il risultato: delle moto estremamente versatili, adatte all'uso quotidiano, al turismo a medio-lungo raggio e anche a qualche sporadica digressione su strade bianche. Fanno quindi della sportività il loro punto di forza, adattando questa caratteristica al comfort e all'attitudine ad affrontare viaggi in moto di breve e medio raggio. Solitamente hanno una ruota anteriore da 17 o 19 pollici, ma non tutti sono d'accordo nel dare questa definizione a queste caratteristiche.
Esempi di moto crossover: BMW F900 XR, BMW S1000 XR, KTM 890 SMT, Yamaha Tracer 9.
Sono moto dotate di un cupolino che permette di essere protetti dall'aria, una posizione di guida molto retta con gamme meno piegate rispetto alla controparte sportiva, bauletti, valigie laterali, selle del passeggero ben ampie.
Insomma, rispetto alla controparte sportiva, hanno in comune il motore, in alcuni casi, e il telaio, però, sono moto completamente diverse.
La domanda a questo punto è: ma con una crossover, visto che è alta, si può fare del fuoristrada? No, perché le crossover sono moto nate per consentire di viaggiare sportivi, più comodi, ma su strada. Al massimo possono affrontare qualche stradina bianca.

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Cruiser
Cruiser
Categoria inventata dal marketing, nata e sviluppata fra gli anni '30 e gli anni '60 del 1900, la "cruiser" ("incrociatore") è una tipologia di moto - poiché evidentemente non andava bene il nome "Gran Turismo" - destinata a solcare le lunghe highway USA, magari nel mezzo di un polveroso deserto.
Impostazione di guida simile alle custom, piedi in avanti, braccia verso l’alto, seduta bassissima, grandi pneumatici, discreta protezione dall'aria (è questa la vera differenza con le "GT") e motori con coppie generose erano i requisiti essenziali per far entrare una motocicletta nel segmento cruiser.
Inizialmente prodotte da pochissime case, fra cui le immancabili Harley-Davidson e Indian, oggi il mercato offre molteplici soluzioni per chi ama questo stile di moto. Difatti, diversi produttori si sono cimentati nel campo con risultati più che soddisfacenti. Tuttavia, col tempo quei requisiti fondamentali storici sono stati diluiti e nelle cruiser sono approdate motociclette con caratteristiche meno estreme, senza però perdere fascino.
Nella definizione di "cruiser" parecchi esperti fanno entrare anche le carenatissime maxi-moto di Harley-Davidson, Indian, BMW, Honda (l'immancabile Gold Wing), Kawasaki (le più grandi Vulcan), eccetera, ma rende meglio l'idea su questa tipologia la Suzuki Boulevard M109R B.O.S.S., la Indian Super Chief Limited o la Honda CMX 1100 Rebel Tour.
Tra le cilindrate più piccole, possiamo considerare delle cruiser la Royal Enfield Super Meteor 650 o la Yamaha V Star 650 Custom.

Suzuki Boulevard M109R B.O.S.S.

Indian Super Chief Limited

Honda CMX 1100 Rebel Tour
Categoria inventata dal marketing, nata e sviluppata fra gli anni '30 e gli anni '60 del 1900, la "cruiser" ("incrociatore") è una tipologia di moto - poiché evidentemente non andava bene il nome "Gran Turismo" - destinata a solcare le lunghe highway USA, magari nel mezzo di un polveroso deserto.
Impostazione di guida simile alle custom, piedi in avanti, braccia verso l’alto, seduta bassissima, grandi pneumatici, discreta protezione dall'aria (è questa la vera differenza con le "GT") e motori con coppie generose erano i requisiti essenziali per far entrare una motocicletta nel segmento cruiser.
Inizialmente prodotte da pochissime case, fra cui le immancabili Harley-Davidson e Indian, oggi il mercato offre molteplici soluzioni per chi ama questo stile di moto. Difatti, diversi produttori si sono cimentati nel campo con risultati più che soddisfacenti. Tuttavia, col tempo quei requisiti fondamentali storici sono stati diluiti e nelle cruiser sono approdate motociclette con caratteristiche meno estreme, senza però perdere fascino.
Nella definizione di "cruiser" parecchi esperti fanno entrare anche le carenatissime maxi-moto di Harley-Davidson, Indian, BMW, Honda (l'immancabile Gold Wing), Kawasaki (le più grandi Vulcan), eccetera, ma rende meglio l'idea su questa tipologia la Suzuki Boulevard M109R B.O.S.S., la Indian Super Chief Limited o la Honda CMX 1100 Rebel Tour.
Tra le cilindrate più piccole, possiamo considerare delle cruiser la Royal Enfield Super Meteor 650 o la Yamaha V Star 650 Custom.

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Custom
Custom
Descrivere la differenza tra una moto custom ed una "chopper" è davvero dura.
Anche perché nella tipologia "custom" (il cui significato è proprio "personalizzato") rientrano altri tipi di moto, quali le bobber, le "Cafè Racer", le "softail" (Il termine è un marchio registrato nel 1984, di proprietà della Harley-Davidson. Nel corso del tempo è entrato nell’uso comune per definire un particolare modello di moto, la cui caratteristica distintiva è rappresentata dalla sospensione posteriore "nascosta" rispetto a quella a vista dei modelli cosiddetti "hard-tail". La prima softail venne progettata da Bill Davis, ingegnere della Harley, nei primi anni '70 del 1900).
Tenendo presente comunque l'enorme "boom" che le custom ebbero all'inizio degli anni '80 del 1900 (prima c'erano state le bobber e le chopper), possiamo affermare che le loro caratteristiche erano quasi le stesse delle chopper, ma non in maniera così esasperata come queste ultime:
- manubrio rialzato;
- forcella molto inclinata;
- ruota posteriore molto ribassata;
- cromature a profusione;
- colore della carrozzeria generalmente scuro.
Ancora una volta, insomma, le custom proposte dai costruttori di moto si ispiravano tutte alle mitiche Harley-Davidson.
Negli anni '80 non ci fu un costruttore che non ne propose una sua versione, la parola "Custom" sulle fiancate della moto era una fortissima fonte di vendita, quindi ricordiamo in ordine sparso Aprilia Red Rose 50, Beta 125-240 Custom, Cagiva SST 125, Gilera Coguar 125, Honda CX 500 Custom e serie Nighthawk, Kawasaki KZ750 LTD, Laverda LZ 125 Custom, Malaguti CH 50, Moto Guzzi V 35 C, Moto Morini Excalibur 350, Suzuki Intruder 750, Yamaha XV 950.
Solo Benelli, BMW, Fantic, Garelli e SWM non ne proposero una nella loro gamma (la Triumph non era ancora risorta).

Cagiva SST 125: la 125 più desiderata dai sedicenni italiani degli anni '80. Incarna bene l'emergente e allora acerbo spirito custom: sovradimensionata, cromata, manubrio alto, forcella più inclinata del solito, ruota posteriore più grande.

Cagiva SST 125 Low Rider: la 125 nata dopo il successo. Incarna bene lo spirito chopper: sovradimensionata, cromatissima, manubrio a corna di bue, forcella inclinata come quella della sorella, ruota posteriore più grande, sella a due piani con schienale e portatarga rialzato.
Descrivere la differenza tra una moto custom ed una "chopper" è davvero dura.
Anche perché nella tipologia "custom" (il cui significato è proprio "personalizzato") rientrano altri tipi di moto, quali le bobber, le "Cafè Racer", le "softail" (Il termine è un marchio registrato nel 1984, di proprietà della Harley-Davidson. Nel corso del tempo è entrato nell’uso comune per definire un particolare modello di moto, la cui caratteristica distintiva è rappresentata dalla sospensione posteriore "nascosta" rispetto a quella a vista dei modelli cosiddetti "hard-tail". La prima softail venne progettata da Bill Davis, ingegnere della Harley, nei primi anni '70 del 1900).
Tenendo presente comunque l'enorme "boom" che le custom ebbero all'inizio degli anni '80 del 1900 (prima c'erano state le bobber e le chopper), possiamo affermare che le loro caratteristiche erano quasi le stesse delle chopper, ma non in maniera così esasperata come queste ultime:
- manubrio rialzato;
- forcella molto inclinata;
- ruota posteriore molto ribassata;
- cromature a profusione;
- colore della carrozzeria generalmente scuro.
Ancora una volta, insomma, le custom proposte dai costruttori di moto si ispiravano tutte alle mitiche Harley-Davidson.
Negli anni '80 non ci fu un costruttore che non ne propose una sua versione, la parola "Custom" sulle fiancate della moto era una fortissima fonte di vendita, quindi ricordiamo in ordine sparso Aprilia Red Rose 50, Beta 125-240 Custom, Cagiva SST 125, Gilera Coguar 125, Honda CX 500 Custom e serie Nighthawk, Kawasaki KZ750 LTD, Laverda LZ 125 Custom, Malaguti CH 50, Moto Guzzi V 35 C, Moto Morini Excalibur 350, Suzuki Intruder 750, Yamaha XV 950.
Solo Benelli, BMW, Fantic, Garelli e SWM non ne proposero una nella loro gamma (la Triumph non era ancora risorta).

Cagiva SST 125: la 125 più desiderata dai sedicenni italiani degli anni '80. Incarna bene l'emergente e allora acerbo spirito custom: sovradimensionata, cromata, manubrio alto, forcella più inclinata del solito, ruota posteriore più grande.

Cagiva SST 125 Low Rider: la 125 nata dopo il successo. Incarna bene lo spirito chopper: sovradimensionata, cromatissima, manubrio a corna di bue, forcella inclinata come quella della sorella, ruota posteriore più grande, sella a due piani con schienale e portatarga rialzato.
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Dragster
Dragster
I termini "drag racing", "drag bike", "drag motocycle" e "sprinting" (utilizzati in inglese) si riferiscono a una forma di competizione motociclistica contro il cronometro, di pura accelerazione. Si tratta dell'equivalente dei dragster in campo automobilistico. Queste gare si possono svolgere su asfalto (con motociclette tradizionali o con motoslitte) o su prato (solo con motoslitte).

I mezzi impiegati, soprattutto nelle categorie più estreme, si presentano molto diversi rispetto alle moto stradali. Molto bassi e lunghi, i dragster presentano forcelloni sproporzionati per limitare la tendenza all'impennata e sono spesso equipaggiati con una wheelie-bar (un lungo telaio metallico munito di ruote posizionato dietro il mezzo) per impedire il ribaltamento in partenza. Alla ricerca della massima prestazione e di una certa stabilità alle alte velocità, queste moto sono generalmente prive di sospensione posteriore e presentano un'avancorsa lunghissima.
I dragster sono spesso sprovvisti del comando della frizione. Questa viene infatti generalmente azionata automaticamente, proprio come avviene negli scooter. Benché esistano anche moto con un numero di marce tradizionale, molti preparatori si limitano a usare 2 marce (o addirittura una sola) per evitare di perdere tempo nelle cambiate. In ogni caso, il cambio è spesso azionato in maniera automatica o tramite un pulsante al manubrio.
Gli pneumatici posteriori sono identici a quelli utilizzati dalle auto; talmente larghi da consentire alle moto di rimanere in equilibrio anche da ferme. La frenata è affidata unicamente a normali freni a disco azionati dal pilota. Al contrario delle auto, le moto sono infatti sprovviste di paracadute e non possono generalmente sfruttare il freno motore a causa dei particolari tipi di trasmissione utilizzati. I dragster necessitano di quasi 1 km per fermarsi al termine della gara.
Ovviamente non sono normalmente in vendita moto da dragster, anche se con questo nome ci sono due prodotti di serie, rispettivamente di Italjet e di MV Agusta.

Italjet Dragster 300: uno scooter rivoluzionario, che crea una categoria a sé per le sue caratteristiche originali.

MV Agusta Dragster 800 RR: si presume che abbia una accelerazione... Brutale! Comunque, giochi di a prole a parte, è inserita nella categoria delle hyper naked.
I termini "drag racing", "drag bike", "drag motocycle" e "sprinting" (utilizzati in inglese) si riferiscono a una forma di competizione motociclistica contro il cronometro, di pura accelerazione. Si tratta dell'equivalente dei dragster in campo automobilistico. Queste gare si possono svolgere su asfalto (con motociclette tradizionali o con motoslitte) o su prato (solo con motoslitte).

I mezzi impiegati, soprattutto nelle categorie più estreme, si presentano molto diversi rispetto alle moto stradali. Molto bassi e lunghi, i dragster presentano forcelloni sproporzionati per limitare la tendenza all'impennata e sono spesso equipaggiati con una wheelie-bar (un lungo telaio metallico munito di ruote posizionato dietro il mezzo) per impedire il ribaltamento in partenza. Alla ricerca della massima prestazione e di una certa stabilità alle alte velocità, queste moto sono generalmente prive di sospensione posteriore e presentano un'avancorsa lunghissima.
I dragster sono spesso sprovvisti del comando della frizione. Questa viene infatti generalmente azionata automaticamente, proprio come avviene negli scooter. Benché esistano anche moto con un numero di marce tradizionale, molti preparatori si limitano a usare 2 marce (o addirittura una sola) per evitare di perdere tempo nelle cambiate. In ogni caso, il cambio è spesso azionato in maniera automatica o tramite un pulsante al manubrio.
Gli pneumatici posteriori sono identici a quelli utilizzati dalle auto; talmente larghi da consentire alle moto di rimanere in equilibrio anche da ferme. La frenata è affidata unicamente a normali freni a disco azionati dal pilota. Al contrario delle auto, le moto sono infatti sprovviste di paracadute e non possono generalmente sfruttare il freno motore a causa dei particolari tipi di trasmissione utilizzati. I dragster necessitano di quasi 1 km per fermarsi al termine della gara.
Ovviamente non sono normalmente in vendita moto da dragster, anche se con questo nome ci sono due prodotti di serie, rispettivamente di Italjet e di MV Agusta.

Italjet Dragster 300: uno scooter rivoluzionario, che crea una categoria a sé per le sue caratteristiche originali.

MV Agusta Dragster 800 RR: si presume che abbia una accelerazione... Brutale! Comunque, giochi di a prole a parte, è inserita nella categoria delle hyper naked.
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Dual sport /Dual purpose / Rally
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Una volta chiamate enduro, oggi abbiamo - grazie al marketing - un nuovo termine che, nello specifico, indica - ma possiamo anche trovare "Moto Dual Sport (DSM)" o "enduro dual sport" - un tipo di motocicletta progettata per essere guidata sia fuoristrada sia per il turismo su strada. Queste moto infatti, sono anche conosciute come "moto da avventura".
Le motociclette Dual Sport sono progettate per essere comode e sicure. Le sospensioni aiutano ad assorbire gli urti e il terreno accidentato, mentre gli pneumatici di grandi dimensioni forniscono trazione su superfici non asfaltate.
Il termine "dual (doppio)" indica proprio la doppia funzionalità di questi modelli di moto.
Il termine "sport" si riferisce alla loro capacità di gestire terreni difficili, siano essi fango, sabbia, neve, erba o rocce.
Una moto enduro dual-sport è un tipo di moto che combina le caratteristiche sia delle moto da strada che delle moto da cross. Sono progettate per muoversi agevolmente sia su strade asfaltate che su sentieri sterrati.
Sul mercato, quindi si trovano moto Dual Sport di tutte le forme e dimensioni.
Altre caratteristiche delle Enduro Dual Sport sono:
• telaio in tubi di acciaio, anziché in lega di alluminio (anche se nei nuovi modelli non è più così diffusa tale abitudine). Questo le rende più pesanti, ma più resistenti.
• Forcelle telescopiche, anziché ammortizzatori ad aria, perché offrono prestazioni migliori.
• Pneumatici tassellati (nei modelli più votati alla guida su terreni accidentati).
• Freni a disco e cavalletto o freni a tamburo e nessun supporto (l'utente dovrà scegliere in base a quanto intende trasportare e dove intende riporre la moto quando non la usa).
Potremmo fermarci qui e leggere la storia delle moto enduro.
Tuttavia ci teniamo a precisare che con il termine "dual sport" ci si addentra in un ginepraio di sinonimi ove ognuno dice la sua, noi la prendiamo sotto il punto di vista storico e affermiamo che le moto da entrofuoristrada furono partorite da quelle da cross (quindi esclusivamente da fuoristrada) per poi declinare in scrambler, regolarità, rally ("rallye" alla francese), enduro, dual sport e adventure.
In questo ginepraio, schiaffiamoci pure i termini motoalpinismo o trail.

Honda CRF 300 L: perfetta sintesi di quella che è una moto dual sport

Honda CRF 300 Rally: è una dual sport ma con protezioni per il motore, luci maggiorate e supporti per il tripmaster e il roadbook

Husqvarna Enduro 701: rimane il nome Enduro ma chiaramente è più votata al fuoristrada

KTM 390 Enduro R: anche questa è più votata al fuoristrada

Suzuki DR-Z4S: l'erede delle gloriose DR da enduro, appunto
Una volta chiamate enduro, oggi abbiamo - grazie al marketing - un nuovo termine che, nello specifico, indica - ma possiamo anche trovare "Moto Dual Sport (DSM)" o "enduro dual sport" - un tipo di motocicletta progettata per essere guidata sia fuoristrada sia per il turismo su strada. Queste moto infatti, sono anche conosciute come "moto da avventura".
Le motociclette Dual Sport sono progettate per essere comode e sicure. Le sospensioni aiutano ad assorbire gli urti e il terreno accidentato, mentre gli pneumatici di grandi dimensioni forniscono trazione su superfici non asfaltate.
Il termine "dual (doppio)" indica proprio la doppia funzionalità di questi modelli di moto.
Il termine "sport" si riferisce alla loro capacità di gestire terreni difficili, siano essi fango, sabbia, neve, erba o rocce.
Una moto enduro dual-sport è un tipo di moto che combina le caratteristiche sia delle moto da strada che delle moto da cross. Sono progettate per muoversi agevolmente sia su strade asfaltate che su sentieri sterrati.
Sul mercato, quindi si trovano moto Dual Sport di tutte le forme e dimensioni.
Altre caratteristiche delle Enduro Dual Sport sono:
• telaio in tubi di acciaio, anziché in lega di alluminio (anche se nei nuovi modelli non è più così diffusa tale abitudine). Questo le rende più pesanti, ma più resistenti.
• Forcelle telescopiche, anziché ammortizzatori ad aria, perché offrono prestazioni migliori.
• Pneumatici tassellati (nei modelli più votati alla guida su terreni accidentati).
• Freni a disco e cavalletto o freni a tamburo e nessun supporto (l'utente dovrà scegliere in base a quanto intende trasportare e dove intende riporre la moto quando non la usa).
Potremmo fermarci qui e leggere la storia delle moto enduro.
Tuttavia ci teniamo a precisare che con il termine "dual sport" ci si addentra in un ginepraio di sinonimi ove ognuno dice la sua, noi la prendiamo sotto il punto di vista storico e affermiamo che le moto da entrofuoristrada furono partorite da quelle da cross (quindi esclusivamente da fuoristrada) per poi declinare in scrambler, regolarità, rally ("rallye" alla francese), enduro, dual sport e adventure.
In questo ginepraio, schiaffiamoci pure i termini motoalpinismo o trail.

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Honda CRF 300 Rally: è una dual sport ma con protezioni per il motore, luci maggiorate e supporti per il tripmaster e il roadbook

Husqvarna Enduro 701: rimane il nome Enduro ma chiaramente è più votata al fuoristrada

KTM 390 Enduro R: anche questa è più votata al fuoristrada

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Endurance / Durata
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Il nome può confondersi con l'enduro, ma l'endurance è una competizione di motociclismo del campionato mondiale di durata in pista della F.I.M. (Federazione Internazionale di Motociclismo). Le competizioni di questo tipo si svolgono sulla distanza di più ore e, in maniera anomala rispetto alle normali competizioni su due ruote, la motocicletta è condivisa da più di un pilota (due o tre anche in funzione della durata della gara). Altrettanto poco usuale nel motociclismo è anche il fatto che durante la gara avvengano regolari soste ai box per il rifornimento e cambio degli pneumatici.
Caratteristica della gara francese, il celebre Bol d'Or di Le Mans, è la partenza, che avviene a piedi, al via ogni pilota corre verso la propria moto, tenuta in piedi da un meccanico.

Purtroppo il regolamento del mondiale di durata è cambiato tante, troppe volte durante gli anni e ciclicamente il campionato ha perso e ha riacquistato importanza.
Le motociclette in gara nel corso degli anni sono state le più disparate, dai prototipi dedicati a questa specifica competizione fino ai prototipi del mondiale velocità modificati e fino alle moto derivate di serie.

Suzuki GSXR 1000 Endurance: una delle motociclette più vittoriose di questo tipo di competizioni (dal 2001 al 2024 ha trionfato ben 15 volte, nella foto la versione 2007). Può apparire una moto di campionato Superbike con le luci, ma in realtà è considerevolmente modificata.
Il nome può confondersi con l'enduro, ma l'endurance è una competizione di motociclismo del campionato mondiale di durata in pista della F.I.M. (Federazione Internazionale di Motociclismo). Le competizioni di questo tipo si svolgono sulla distanza di più ore e, in maniera anomala rispetto alle normali competizioni su due ruote, la motocicletta è condivisa da più di un pilota (due o tre anche in funzione della durata della gara). Altrettanto poco usuale nel motociclismo è anche il fatto che durante la gara avvengano regolari soste ai box per il rifornimento e cambio degli pneumatici.
Caratteristica della gara francese, il celebre Bol d'Or di Le Mans, è la partenza, che avviene a piedi, al via ogni pilota corre verso la propria moto, tenuta in piedi da un meccanico.

Purtroppo il regolamento del mondiale di durata è cambiato tante, troppe volte durante gli anni e ciclicamente il campionato ha perso e ha riacquistato importanza.
Le motociclette in gara nel corso degli anni sono state le più disparate, dai prototipi dedicati a questa specifica competizione fino ai prototipi del mondiale velocità modificati e fino alle moto derivate di serie.

Suzuki GSXR 1000 Endurance: una delle motociclette più vittoriose di questo tipo di competizioni (dal 2001 al 2024 ha trionfato ben 15 volte, nella foto la versione 2007). Può apparire una moto di campionato Superbike con le luci, ma in realtà è considerevolmente modificata.
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Re: Quanti tipi di moto esistono?
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